È la speranza il filo conduttore della veglia di preghiera in memoria dei missionari martiri che si è svolta in Cattedrale a Trento nel tardo pomeriggio di lunedì 24 marzo. Presieduta da monsignor Lauro Tisi, la partecipata celebrazione, nella ricorrenza della 33° Giornata dei Missionari Martiri, ha voluto ricordare in particolare la figura di Catina Gubert, missionaria laica di Fiera di Primiero, a 30 anni dalla sua uccisione in Burundi avvenuta il 30 settembre 1995 insieme ai religiosi Ottorino Maule e Aldo Marchiol.
La speranza nella certezza di essere amati
Proprio a lei, e alla “speranza viva” che la spinse a lasciare il suo Primiero per donarsi ai più bisognosi, ha fatto riferimento nella sua riflessione anche l’arcivescovo Tisi. Una “speranza che ha origine nel Padre, il quale attraverso il dono del figlio e la sua vicenda incredibile, che ha trovato il suo compimento nella morte e risurrezione, ha generato una speranza viva. È grazie ad essa che sappiamo che tutti i momenti della nostra vita sono abitati dalla presenza del Signore. La speranza viva è la certezza di essere amati, di non essere soli nell’ora della tribolazione, della sofferenza: con noi c’è il Signore risorto che ci chiama per nome, e ci dice non temere”.
Questa è la consapevolezza che porta i missionari a fare della propria vita un dono, “la certezza che il Cristo è vivo, e quando incontri la sua presenza vuoi diventare come lui”, ha aggiunto l’Arcivescovo: “Dobbiamo avere voglia di diventare Gesù. Nella vita ci aspettiamo di essere il primo, ci aspettiamo il potere, la ricchezza. Chiediamo invece al Signore di purificarci da questo, di donarci il suo sogno, il sogno di lavare i piedi, di abbracciare gli altri, di essere vicini agli ammalati. Signore, permettici di sognare la tua vita bella. Questa è la speranza e questa è la missione”.
Il ricordo di Sara Piffer
A due mesi dalla sua tragica scomparsa, l’Arcivescovo non ha potuto fare a meno di citare anche la figura di Sara Piffer, la ciclista diciannovenne di Palù di Giovo investita mortalmente mentre si allenava, per cui sabato 22 marzo è stata celebrata una Messa nel suo paese natale.
“Ho potuto tirare fuori di nuovo dei frammenti della fede di questa giovane ragazza carica di Vangelo, che scrive sulle sementi dell’orto che Dio è la vita”, le parole di Tisi.
“Per la prima volta da quando sono prete, uscendo dalla chiesa ho trovato un gruppo di giovani sul muretto che mi hanno chiamato, con cui sono stato diversi minuti a parlare di Vangelo. Giovani mossi da una ragazza di 19 anni che faceva la ciclista, scossi e conquistati dalla fede di questa ragazza. E allora questa sera, davanti ai nostri missionari martiri pieghiamo le ginocchia, e chiediamo a Dio di avere passione per Cristo. Chiediamo a Dio di sognare non solo di avere Cristo come riferimento, ma di essere Cristo che si fa speranza. A volte ci diciamo che dobbiamo custodire la speranza, ma è la speranza che custodisce noi, perché quella speranza è il Padre, che ci ha dato Gesù Cristo. Quando si percepisce la presenza del Signore della vita neanche la notte oscura può fare paura”. (da redazione Vita Trentina)